Ferruccio
Novo
Rampollo
della più sana borghesia torinese, dopo severi studi
Ferruccio Novo fece del calcio, e nel calcio del Torino, la
sua più grande e viva passione. Modesto giocatore in
gioventù, lasciò ben presto l'attività
agonistica per entrare giovanissimo nei ranghi dirigenziali
della società granata. Un escaltion vertiginoso di tutte
le tappe, fino ad arrivare all'ultima, quella di presidente.
E' il 1939 quando Novo succede all'allora presidente l'Ingegner
Giovanni Battista Cuniberti riuscendo così a coronare
il suo grande sogno, ovvera la presidenza era finalmente sua.
Incerto inizialmente su come operare dal punto di vista tecnico,
Novo era però sicuro su come muoversi sotto il profilo
dirigenziale. Con al suo fianco pochi collaboratori fidati,
Novo dopo aver delineato il programma societario, cominciò
subito dopo a pensare sul come gestire la società dal
punto di vista tecnico. Inizialmente puntò sui giovani,
approdarono in granata Franco Ossola, Piacentini e Petron ma
questa prima mossa non bastò per raggiungere l'obiettivo
sperato : lo scudetto.
Novo più intraprendente che mai, si getto allora a capofitto
in una serie di trattative strepitose che portarono a vestire
in maglia granata nella stagione 1941-42 gente come Menti, Placido
Borel, Gabetto e Piero Ferraris. L'anno successivo fu poi la
volta di Grezar, Loik e Mazzola prelevati dal Venezia, un astuto
colpo di mano questo che portò alla conquista doppia
di scudetto e Coppa Italia. Negli anni successivi,tra l'estate
1943 e l'autunno del 1945 il campionato nazionale dovette fermarsi
ma questo non successe alla dirigenza granata. Novo non solo
riuscì ad evitare ai suoi giocatori i pericoli della
guerra sul fronte, ma continuò a tenere sotto controllo
il movimento calcistico. Stipulò con la Fiat quella che
si può ritenere la prima sponsorizzazione del nostro
calcio. Il suo Torino, si sarebbe infatti esibito con il distintivo
della famosa casa automobilistica torinese accanto al tricoloredi
campione, a patto però di mantenere uniti tutti i giocatori,
nel frattempo divenuti dipendenti dell'industria impegnata nella
campagna bellica. Il Torino-Fiat così denominato evito
quindi di sfaldarsi continuando a giocare sebbene nei campi
di proviancia. Fu quello inoltre l'anno in cui militò
nelle file granata anche il grande Silvio Piola.
Il ritorno alla normalità vide
sempre Novo in prima linea su tutti i fronti e con l'inizio
della campagna acquisti per la stagione 45-46 il presidentissimo
granata rivoluziona la difesa confermando il solo Grezar, acquista
Bacigalupo, Ballarin, Castigliano e promuove in prima squadra
Maroso e Rigamonti. E' il trionfo, lo squadrone è fatto
ed il Torino da quel momento diventa a dir poco imbattibile
conquistando 4 scudetti consecutivi ed inanellando un record
dopo l'altro.
Le capacità gestionale di Novo
e del suo Torino, non passarono innosservate a tal punto che
allo stesso Novo fu affidata la gestione della Nazionale Italiana
con esonero di Vittorio Pozzo dopo la batosta rimediata dagli
azzurri contro l'Inghilterra prima e dal tonfo della squadra
olimpica a Londra.
Agli inizi del 1949 Novo lascia così la dirigenza societaria
granata ad Arnaldo Agnisetta per iniziare la nuova e stimolante
avventura con la nazionale.
Poco tempo dopo essere entrato nella nuova realtà Novo
apprende della tragedia di Superga ed improvvisamente il mondo
gli crolla addosso. La sua creatura era scomparsa, tutti i suoi
figli putativi se ne erano andati per sempre.
Anche lui, avrebbe dovuto partecipare alla trasferta festosa
di Lisbona ma una banale indisposizione lo salvò dalla
morte.
Il 4 maggio del 1949 Novo invecchia di colpo. Il trauma è
troppo forte, difficile da sopportare. Il rapporto con la nazionale
inevitabilmente si rompe subito.
Novo prova a ricostruire un nuovo miracolo calcistico, un secondo
imbattibile Grande Torino. Ma l'illusione prevale sulla realtà
e con questo atto si chiude il capitolo più glorioso
della storia granata. La sua carica di presidente del Torino
iniziata nel 1939 si conclude nel 1953.